Brando Benifei

Intervista di Viola De Sando a Brando Benifei, Vicepresidente dell’ Intergruppo Disabilità del Parlamento Europeo

Quali sono i principali ostacoli incontrati dalle persone con disabilità in Europa?

Una domanda difficile e con molte possibili risposte sensate. Pensiamo innanzitutto al problema dei dati: poiché ogni paese stabilisce autonomamente la propria definizione di disabilità e dunque i criteri d’identificazione non sono armonizzati in tutta l’Ue, abbiamo solo una stima approssimativa sul numero di persone con disabilità in Europa, circa 80 milioni, quasi il 10% della popolazione europea.

Certamente i maggiori ostacoli che in questo momento le persone con disabilità si trovano ad affrontare in Europa sono dovuti ai tagli alle politiche sociali, portati avanti dagli stati membri nell’ambito delle cosiddette misure di ‘austerità’: se piano piano stiamo uscendo dalla drammatica crisi, i benefici della ripresa purtroppo ancora non toccano le persone con disabilità, la cui situazione è continuata a peggiorare.

Negli anni passati, soprattutto grazie alla adozione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, erano stati fatti enormi passi avanti, soprattutto culturali: finalmente gli stati membri e le autorità locali avevano iniziato ad agire in maniera proattiva per disinnescare meccanismi di istituzionalizzazione, promuovendo servizi assistenziali sul territorio, individualizzati. Un passaggio avvenuto anche nell’ambito delle politiche educative, più inclusive e meglio orientate all’inserimento nel mercato del lavoro delle persone con disabilità. Nell’ultimo periodo purtroppo siamo tornati indietro di vent’anni.

Quali iniziative l’Ue intende portare avanti per far fronte alle esigenze delle persone con disabilità?

Da vice-presidente dell’Intergruppo sulle disabilità al Parlamento europeo sono lieto di poter segnalare alcune importanti iniziative sulle quali stiamo lavorando a livello europeo, spesso peraltro in contesti sfavorevoli che non facilitano soluzioni immediate ed efficaci, a cui cerchiamo di supplire con una dose aggiuntiva di tenacia e impegno. In primis, la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, la prima ‘Carta’ internazionale sottoscritta dall’Ue come soggetto proprio e diverso dagli stati membri.

Il rapporto dinamico che lega le Nazioni Unite e le istituzioni europee ci vede impegnati in un dialogo costante. Quest’anno le Nazioni Unite hanno pubblicato le ‘Concluding Observations’ sullo stato di implementazione nell’Ue di politiche che garantiscano il rispetto dei diritti delle persone con disabilità su un piano di parità e uguaglianza con i cittadini non disabili. Il Parlamento europeo ha seguito e segue da vicino i lavori, rafforzando ove necessario le richieste che le Nazioni Unite hanno inoltrato alla Commissione europea.

Sempre in questo senso, del resto, stiamo facendo grossa opera di sensibilizzazione verso la Commissione europea affinché la ‘prospettiva’ delle persone con disabilità e delle loro famiglie sia inclusa trasversalmente in ogni pezzo di legislazione europea, futura ed esistente, eventualmente con l’integrazione di atti legislativi ad hoc. Ad esempio, da tempo chiediamo che la Commissione Ue riveda la Strategia europea per le disabilità, anche alla luce delle considerazioni delle Nazioni Unite, garantendo un impegno più concreto sul tema del coordinamento delle politiche di competenza nazionale.

Su un altro fronte, proprio in questi giorni, il 2 Dicembre, la commissaria Thyssen ha rilasciato una dichiarazione importante, presentando finalmente il tanto atteso ‘Accessibility Act’ e dichiarando che con questa iniziativa “mettiamo il mercato unico al servizio delle persone”. Il Parlamento europeo ha richiesto a lungo e con insistenza quest’atto: speriamo di poter essere soddisfatti della proposta, una volta approfondita, con l’auspicio che non siano solo parole simboliche presentate in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità; speriamo inoltre che l’Accessibility Act sia coerente con le esigenze imprescindibili che noi individuiamo nell’ambito della realizzazione del mercato unico digitale e nel caso lavoreremo per modificarlo in questa direzione.

Un altro esempio è costituito dal dinamico processo del semestre europeo: il Parlamento, sulle questioni legate alla disabilità e non solo, richiede con insistenza un decisivo cambio di rotta con l’inserimento di raccomandazioni di tipo sociale nelle ‘Country Specific Recommendations’. Vogliamo insomma che venga ridata priorità agli investimenti sociali, così trascurati (ed è dir poco) in favore di misure di stabilizzazione finanziaria e di bilancio.

Vi sono poi le azioni rivolte verso il Consiglio e indirettamente gli stati membri: sblocco positivo della ‘Web Directive‘ (purtroppo i segnali non sono molto incoraggianti), ratifica unanime del Trattato di Marrakech, riconoscimento armonizzato del linguaggio dei segni come lingua ufficiale, investimenti in progetti innovativi di servizi alla persona e di formazione.

Quale ruolo svolge l’istruzione nella promozione dell’inclusione sociale delle persone con disabilità?

Un ruolo chiave, certamente. E su due fronti: da una parte, guardando ai bambini e ai ragazzi con disabilità, è assolutamente necessario promuovere una cultura dell’inclusione, che inserisca i ragazzi in percorsi di istruzione e formazione cosiddetti ‘mainstream’; un passo importante per promuoverne un futuro di autonomia, indipendenza e autosufficienza economica, oltre che di partecipazione democratica e politica e di costruzione della cittadinanza.

Dall’altro, guardando al personale delle scuole, è importante sostenere la formazione continua degli insegnanti. Nel limite delle competenze dell’Unione, per esempio, stiamo lavorando affinché le opportunità europee legate all’istruzione e alla formazione (Erasmus+, YEI e Youth Guarantee) siano accessibili anche ai ragazzi con disabilità, senza ostacoli pretestuosi di tipo burocratico o meno.

Come si inserisce l’Italia in questo contesto?

L’Italia segue un percorso estremamente ambivalente. Molto avanzata in passato, almeno ‘sulla carta’, nell’ultimo periodo purtroppo è stata piuttosto immobile su questo fronte. I tagli si sono pesantemente avvertiti e purtroppo si è registrato anche un generale immobilismo politico, con incapacità di promuovere iniziative virtuose e una sinergia pubblico-privato nella stessa misura di altri paesi europei. Il nuovo governo Renzi sembra oggi determinato a voltare pagina anche grazie alle battaglie vinte in sede europea per cambiare le politiche di austerità, i colleghi nel Parlamento nazionale stanno avanzando buone proposte. Sono certo che avremo sviluppi positivi nei prossimi mesi.

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